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Mi avvicino ad un mondo "privilegiato", quello della tastiera che imprime e lascia una seppure futile traccia di me attraverso un pc con pensieri-concetti-sensazioni-emozioni. Nel mio caso c'è da chiedersi se è il tempo che ci cambia o....ma a quanto pare il tempo è "fermo" o almeno è sempre lo stesso, siamo noi che passiamo davanti a questa meravigliosa e sconcertante realtà, siamo noi che camminiamo attraverso il tempo, percorrendo un viaggio avventuroso e ancora siamo noi che decidiamo se cogliere i frutti che ci offre con generosità e ricambiare con gratitudine!
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domenica 1 agosto 2010

Il coniglietto che aveva sempre paura

Ho già avuto modo di proporre altre favole tratte dallo stesso libro, quella che segue tratta il tema della Paura... "una sensazione che mette a disagio anche noi adulti, ma nei bambini si manifesta più frequentemente e con maggiore intensità"(Pag.91).
Tratto l'argomento della Paura perchè penso che è utile non dimenticare che è una componente inevitabile del nostro vivere e per paradosso evolutiva che rafforza, fa maturare e crescere la consapevolezza nei confronti delle proprie fragilità.
Purtroppo non sempre si riesce a contastare la Paura o le Paure, ma qui il discorso è molto più articolato e complesso!
Nel mio lavoro incontro bambini con diverse problematiche di questo tipo, alcune sfociano in fobie o anche psicosi, tuttavia noi operatori abbiamo il compito di accompagnare il bambino verso la risoluzione e soprattutto verso il riconoscimento delle sue paure, attraverso un lavoro lungo e spesso faticoso dove talvolta le famiglie si sentono impotenti e non hanno strumenti per capire e aiutare il loro bambino che mostra segni di disagio o di sofferenza anche a livello comportamentale e che si ripercuote negativamente nell'ambiente che lo circonda.
Dedico questa favola soprattutto ai "miei" bambini che sono riusciti a trovare le strategie per uscire dal tunnel della Paura e sconfiggerla, in particolare il mio pensiero va a Martina e alla sua mamma che con grande orgoglio la cita nel blog Genitori Tosti, nel post: "Diplomati lupi di mare", complimenti cara Martina, sei fortissima, ti mando un carissimo bacione!!!
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Favola n.4

Il coniglietto che aveva sempre paura
è tratto dal libro:
"Il bambino nascosto" di Alba Marcoli
Ed. Mondadori

Io ho sempre trovato la parola
Per tutti i miei pensieri, tranne uno;
E quest’uno mi sfida, come se
Volesse la mia mano disegnare
Il sole per le razze delle tenebre.
Da dove cominciare?
(E. DICKINSON, Poesie)

"Un giorno d’autunno il bosco fu percorso da tuoni, lampi e fulmini. Si era scatenato un temporale così violento come da anni nessuno ricordava. A un tratto il cielo era diventato nero, scuro come il carbone, e il bosco era caduto nel buio prima ancora che il sole tramontasse.
Una famiglia di coniglietti che era andata a spasso per il bosco era rientrata precipitosamente nella tana, mamma, papà e una nidiata di undici figli. I cuccioli erano quasi morti dallo spavento e dalla paura; una cosa del genere non l’avevano mai vista nella loro vita, e per questa ragione non pensavano nemmeno che potesse esistere.
I genitori dovettero faticare moltissimo a calmarli e dovettero spiegare che quello era un evento che succedeva normalmente nel bosco, anche se non tutti i giorni. Però, nonostante tutte le rassicurazioni, i cuccioli un bei po’ di paura l’avevano ancora tutti quanti. Quello che ne aveva più di tutti era Undi, il più piccolo. Il suo problema era che la paura del temporale si era aggiunta a tutte le altre che aveva già dentro e che erano tante che a volte lui stesso si meravigliava di come in un corpo piccolo come il suo ce ne potessero stare un numero così grande.
E così il coniglietto se ne stava acquattato in un angolo della tana e tremava ogni volta che il vento portava dentro il rumore di un nuovo tuono, ma a furia di stare in un angolo a occhi chiusi, alla fine si addormentò e cominciò a sognare.
Gli sembrò di andare lungo un canale che non finiva mai e che correva in una campagna solitaria. Il canale era popolato da tanti strani esseri che lui non aveva mai visto;
non avrebbe saputo dire se erano animali o piante o qualcosa d’altro. Si vedeva però che erano vivi e che bisbigliavano tra loro, e la loro voce assomigliava a quella del vento nella brughiera in certe serate d’autunno.
A un tratto Undi fu colto dal desiderio di sapere chi fossero questi strani esseri, si fermò, raccolse tutto il suo coraggio e chiese a uno: “Dimmi, chi sei? Come ti chiami?”.
“Che strano,” rispose l’altro “tutti i cuccioli mi conoscono, come mai tu non mi hai riconosciuta? Io sono la paura del buio, guarda come sono nera!”
“E tu ?”
“Io sono la paura del temporale, senti che parlo come un tuono!”
“E quell’altra laggiù?”
“Quella è la paura del terremoto, vedi come fa traballare tutto!”
“Ma allora voi tutte chi siete?”
“Sei proprio un cucciolo con poca fantasia! Noi siamo tutte le paure che i cuccioli incontrano sul loro cammino. Siamo quelle che li aiutano a crescere e viviamo tutte in questo canale che scorre, scorre, giorno dopo giorno, come la vita dei piccoli e dei grandi.”
“Ma quante siete in questo canale?”
“Ah, questo non lo sappiamo neppure noi, siamo tante, proprio tante; pensa che anche fra di noi non ci conosciamo tutte.”
“Ma quando si cammina lungo il canale vi si incontra tutte?”
“No, ci sono certi che ne incontrano alcune, altri ne incontrano altre; però qualcuno, come me, viene incontrata da quasi tutti”, rispose la paura del buio.
“Ma esiste una paura che sia più grande delle altre?”
“Eh, sì,” risposero tante voci in coro “esiste: è la Paura della Paura. Chiunque la può incontrare sul proprio cammino, anche i grandi, non solo i cuccioli. “
“E dov’è questa paura?” chiese spaventato Undi per prepararsi a scappare se l’avesse incontrata.
“Non lo sappiamo. È sicuramente lungo questo canale, ma nessuno di noi sa dove. La si può incontrare all’improvviso, quando uno non se lo aspetta, oppure la si può non incontrare mai; ma dove la si trovi nessuno lo sa.”
“Ma allora voi siete delle cose cattive; bisognerebbe uccidervi perché fate soffrire tutti” disse il cucciolo arrabbiato.
Gli sembrava proprio che fosse una grande ingiustizia che ci dovessero essere tante paure e che dovessero fare così male come facevano a lui ogni volta che se le sentiva dentro. Ma evidentemente le Paure non erano dello stesso parere, perché si sentì una voce che si levò dal canale e disse; “E’ qui che ti sbagli, Undi” (e il coniglietto si accorse che non era solo lui a conoscere le paure, anche loro lo conoscevano, se sapevano addirittura il suo nome);
“noi siamo necessario per poter crescere. Se tu non vuoi cadere nella trappola di un cacciatore nel bosco, è meglio che impari a conoscerla e ad averne paura. Sarà lei che ti aiuterà a evitare la trappola quando la incontrerai. Anche noi paure serviamo a uno scopo, come tutto quello che avviene nel tuo bosco.”
“Ma a che cosa servite?” chiese incredulo Undi. “A fare esperienza, e quindi a vivere. Ognuna di noi ha un suo significato e se si impara a conoscerlo si impara anche a vivere.”
“Chissà se potrò arrivare a conoscere il significato delle mie paure” pensò allora il cucciolo. Forse era il modo giusto per liberarsene, una volta per tutte, e così chiese: “Posso sapere il vostro significato?”.
Ci fu una risata: “Sarebbe comodo per te; così non dovresti faticare! Eh, no, caro Undi, sei tu che devi scoprirlo mentre cammini lungo il canale. Però un aiuto te lo possiamo dare: puoi interrogare tre paure per sapere parte del loro significato. Le altre le dovrai scoprire tu”.
Il cucciolo pensò a tutte le sue paure, ma erano talmente tante che non sapeva da dove cominciare. Finalmente si decise.
“Tu, che sei la paura del buio, mi dici a che cosa servi?”
“Servo a liberarti dalle cose che ti spaventano dentro di te. Il buio è lo schermo su cui proiettiamo il film dei fantasmi che ci disturbano dentro. Man mano che un cucciolo cresce e che i fantasmi diminuiscono, anche la paura del buio di solito diminuisce e poi passa, perché ognuno impara a vedere con gli occhi della mente che fanno luce anche nel buio più profondo.” E con un guizzo la prima paura scomparve nel canale.
“E la paura d’essere abbandonato?”
“Eccomi,” rispose una voce lontana che poco a poco si avvicinò “eccomi qua. Io esisto dal momento in cui un cucciolo nasce. Agli inizi è un piccolo essere che ha proprio bisogno di tutto, che deve essere accudito dai genitori, che anzi morrebbe se ne venisse separato, non potendo sopportare un cambiamento così brusco come quello di passare dal corpo protetto della madre o dal tepore di un uovo al freddo, al vento e alla pioggia. Però, man mano che passa il tempo, tutti i cuccioli imparano, a poco a poco, a conquistare la sicurezza che quando erano piccoli i genitori davano loro, altrimenti corrono il rischio di restare sempre indifesi e bisognosi di protezione. Il segreto più semplice ed efficace è questo: se un cucciolo si porta nella mente un papà e una mamma che lo proteggono, si sente lo stesso sicuro, anche se per un pochino se ne deve separare.”
E anche la paura d’essere abbandonato guizzò via lungo il canale e scomparve lontano.
Ora a Undi restava un ‘ultima possibilità: ci pensò e ripensò, ma gli era difficile decidersi, poi la curiosità prevalse: “Potrei sapere il nome di almeno una parte di voi?”. Forse il fatto di conoscere l’esistenza di tante paure, anche di quelle che lui non aveva incontrato, l’avrebbe aiutato a vincere le sue, pensava.
“Sì, di alcune lo puoi sapere, ma non di tutte, perché siamo troppe. Ascoltaci.”
E così, a poco a poco, dal canale si levarono una dopo l’altra tante voci che si inseguivano come quelle del vento sull’erba di primavera:
“Io sono la paura di perdere gli amici. “
“E io che i genitori si dividano.”
“E io che la mamma scappi di casa.”
“E io della droga.”
“Di essere rapito.”
“Di andare sotto le macchine.”
“Del terremoto.”
“Della fine del mondo.”
“Di essere povero.”
“Di essere bocciato.”
“Di non parlare più.”
“Dell’ospedale.”
“Che la mamma muoia.”
“Che io muoia.”
“Di non camminare più.”
“Che ci sia sempre la notte.”
“Che si spenga la luce.”
"Dei brutti sogni.”
“Di restare solo.”
“Che crolli la casa.”
“Della terza guerra mondiale.”
“Di andare ogni minuto al gabinetto.”
“Di diventare amico del diavolo.”
“Di andare all’inferno.”
“Di essere arrestato.”
“Di essere paralizzato su una sedia a rotelle.”
“Di essere accoltellato.”
“Di non essere amato.”
“Che gli altri non mi vogliano.”
“Che aumentino le tasse.”
“Di perdere i sensi.”
“Di non pensare più.”
“Di non poter più ridere.”
“Di morire di fame.”
“Di essere piccolo.”
“Della cassa integrazione.”
“Di essere licenziato.”
“Di essere sfrattato di casa.”
“Di andare per strada nudo per mancanza di soldi.”
“Di fare sempre la pipì a letto.”
“Che i miei genitori non mi vogliano più bene.”
“Dei ladri.”
“Di morire di sete.”
“Che si spezzi il cuore.”
“Di vivere.”
E a poco a poco le voci si allontanarono tanto che il coniglietto non le sentì più. Un pochino però si sentiva sollevato perché aveva scoperto che esistevano anche delle paure che lui non conosceva e che non aveva mai incontrato. E così continuò a camminare lungo il canale, finché gli sembrò di inciampare su una grossa pietra e si svegliò.
In realtà, muovendosi nel sonno, aveva sbattuto la testa contro la parete della tana, e si era svegliato. Fu allora che il coniglietto si rese conto che il suo viaggio era avvenuto in sogno. Si stirò un pochino, sbadigliò, si guardò in giro e si ritrovò tutto solo dentro la tana, ma questa volta non si spaventò tanto. Il vento non portava più il rumore dei tuoni e i suoi genitori e i fratellini erano usciti.
Undi decise di uscire anche lui e scoprì che il temporale era passato e la luce del sole era tornata a brillare sul bosco e su tutte le gocce di pioggia ferme sulle foglie.
Anche gli altri animali uscivano a godersi lo spettacolo. Tra poco cuccioli e anziani si sarebbero riuniti nello Spiazzo delle Sette Querce per raccontare le storie e ora anche lui aveva il suo sogno da regalare agli altri cuccioli perché anche loro imparassero il suo segreto.
Qualche paura era rimasta là, dentro al sogno, e il coniglietto ormai non la sentiva più. Le altre sapeva che le avrebbe potute incontrare e affrontare, giorno dopo giorno, proprio come era avvenuto nel suo sogno lungo il canale. Ma, soprattutto, di una cosa si rese conto stupito: che le paure non gli facevano più la stessa paura di prima.
Evidentemente, anche se non se n’era accorto, nel cammino lungo il canale aveva incontrato e superato la Paura della Paura".

12 commenti:

marisa ha detto...

Grazie Miriam!!!!!!!!!!!!

njara ha detto...

adoro le favole..e come in una favola ti auguro una bellissima domenica.

..njara

jasmin ha detto...

viele Grüße von Jasmin, was ich bei dir gelesen habe - diese Worte helfen und heilen....

teoderica ha detto...

Una favola deliziosa...la paura della paura può venire anche da grandi...consolatorio è però non dover affrontare tutte le paure, solo qualcuna fra le tante...ma sono sempre tante.
Ciao e buona domenica.

Vittoria A. ha detto...

Grazie Miriam, oltre che una bella favola e' anche una favola intensa e carica di significati. E' bello vedere come le paure degli adulti e quelle dei bambini abbiano dimora nello stesso luogo. E' bellissima. Grazie.

Miriam ha detto...

@marisa
Grazie a te cara mamma-tosta, sei come il granito!!! Vi porto nel mio cuore nonostante sia trascorso un po' di tempo...
Un bacio a Martina, ho visto le sue foto mentre è all'opera, è bellissima!

Miriam ha detto...

@njara
Mi fa molto piacere che sei qui per condividere questa favola, so benissimo quanto sono importanti per te le favole, il tuo blog è una miniera di idee e fantasia, sei bravissima!
Data l'ora...buona serata!
Bacioni!

Miriam ha detto...

@Jasmin
Vielen Dank für Ihren Kommentar hier auf meinem Blog, können Sie gerne an Bord! Leider weiß ich nicht .... Deutsch musste ich die Hilfe von Google-Übersetzer zu gewinnen ... Ich hoffe, wir können in der Lage sein, mit uns zu kommunizieren, würde ich gerne ein bisschen "mehr wissen!
Ein herzlicher Gruß und eine Umarmung!

Miriam ha detto...

@teodorica
Sono contenta che la fiaba ti è piaciuta, mi sa che nessuno è immune dalle paure, l'età anagrafica conta ben poco soprattutto quando emergono paure di cui non si conosceva l'esistenza in quanto si erano ancora rivelate...
Dici bene, per fortuna ci si trova ad affrontare le paure di volta in volta, ma non sempre si mettono d'accordo tra loro tra, chi deve andar via e liberare il campo o meno, creando così un bel po' di caos e generando qualche malessere...
Parlare delle proprie paure può aiutare a esorcizzarle, non bisognerebbe mai aver "paura della paura"...
Ciao carissima, grazie per il tuo commento!

Miriam ha detto...

@Vittoria
Concordo con te, questa favola offre mille spunti per riflettere, nasconde tanti significati, ogni lettore può trovare l'aspetto in cui rispecchiarsi o trarne le sue conclusioni. Il libro in questione merita una lettura in più riprese e in diversi periodi della propria esistenza! Molto spesso gli adulti si trascinano paure infantili che mai avrebbero pensato...e la cosa peggiore che un'altra persona possa fare in quei casi è intervenire dicendo con tono accusatorio "ma ormai sei una persona adulta!".
Abbiamo tutti il dovere di tentare di capire prima di giudicare o sparare a zero sulle paure degli altri, perchè le paure meritano rispetto, ascolto, comprensione, aiuto!
Un abbraccio, a presto!

nouvelles couleurs - vienna atelier ha detto...

che storia... le fiabe per bambini sono piene di significati e anche noi grandi dovremmo soffermarci di piú...
grazie per questo post Miriam, davvero bello come sempre sono i tuoi post, un bacio

Miriam ha detto...

@nouvelles couleurs - vienna atelier
Anch'io penso che queste fiabe sono molto belle, ogni tanto non resisto alla tentazione di pubblicarne una...tanto più che possono essere d'aiuto anche agli adulti!
Grazie a te cara Laura per la gentilezza e l'affeto con cui mi segui, non perdi occasione per incoraggiarmi e farmi complimenti...
Ti abbraccio forte forte!

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