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Mi avvicino ad un mondo "privilegiato", quello della tastiera che imprime e lascia una seppure futile traccia di me attraverso un pc con pensieri-concetti-sensazioni-emozioni. Nel mio caso c'è da chiedersi se è il tempo che ci cambia o....ma a quanto pare il tempo è "fermo" o almeno è sempre lo stesso, siamo noi che passiamo davanti a questa meravigliosa e sconcertante realtà, siamo noi che camminiamo attraverso il tempo, percorrendo un viaggio avventuroso e ancora siamo noi che decidiamo se cogliere i frutti che ci offre con generosità e ricambiare con gratitudine!
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I commenti sono ovviamente graditi. Per leggerli cliccate sul titolo dell'articolo(post) di vostro interesse. Per scrivere(postare,pubblicare) un commento relativo all'articolo cliccate sulla voce commenti in calce al medesimo. Per un messaggio generico o un saluto al volo firmate il libro degli ospiti (guest book) dove sarete benvenuti.

Visualizzazione post con etichetta Emozioni. Mostra tutti i post
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giovedì 8 agosto 2013

Ti scrivo una lettera...

 
E' da un pò di tempo che mi piacerebbe scrivere una lettera, una di quelle vere, con carta e penna biro, dove l'inchiostro scivola sul foglio come una linfa vitale, dove le parole assumono un valore e un significato diverso rispetto a quelle che si digitano da una fredda e robottiana tastiera di PC. Quand'ero bambina e ragazzina, persino la carta era importante, il colore, il profumo della carta,  la grana fina o grossa, la busta personalizzata...il francobollo....
Ci sono parole che solo attraverso una lettera scritta a mano si possono dire, emozioni segrete e paure difficili da condividere in solitudine.
 Ma questo appartiene al passato, ora non si usa più scrivere, si fa fatica persino a prendere appunti, ci siamo disabituati, stiamo diventando quasi disgrafici...e non solo.
Le parole vengono distorte, mutilate , private di consonanti o fonemi, si abbrevia, si economizza sulle parole, spesso sui contenuti, sulla forma.
 Non abbiamo tempo da perdere.
 Non c'è il tempo per leggere, esprimere un giudizio, un commento. Siamo sempre più abituati a schematizzare sia nella forma che nei contenuti, siamo sempre più contratti e rigidi.... stiamo diventando dei pseudo umani-robot, però ci lamentiamo, siamo insoddisfatti, ma pretendiamo quello che non siamo più in grado di dare, manifestare, comunicare! Ci sono persone che dicono di amarsi e si scrivono in uno stringato SMS "tvb". Per carità...meglio niente che una comunicazione di questo tipo!
Persino Fb è diventato un motore che assorbe di tutto e di più....., ingloba, uniforma, livella e francamente spesso lascia il tempo che trova, non mi si venga a dire che è un modo per alimentare l'AMICIZIA! Francamente spesso sono combattuta se uscirne ma ancora rimando ....
 Si potrebbe cominciare col riprendere a scrivere, ma scrivere veramente, impugnando una penna con un bel foglio sulla scrivania e pasticciarlo anche, aggiungendo anche disegnini o altro, correggere e cancellare, aprire e chiudere parentesi e paragrafi...aprire la mente!
Ripenso al mio cassetto dove custodisco ancora lettere giovanili...non ho mai pensato di buttarle anche se appartengono al passato, legate a vicende superate, persone perse totalmente di vista, emozioni antiche ma registrate nella memoria. Nessun rimpianto solo nostalgia per la modalità di raccontarsi e raccontare, una comunicazione magari superata ma incredibilmente affascinante, genuina, bella,  anche se al momento della ricezione della lettera i sentimenti o le vicende contenuta in quei fogli erano già superate...
Bè, io una lettera l'ho scritta qui....se vuoi puoi dirmi come la pensi e se come me hai ancora vecchie lettere con la carta ingiallita  legate tra loro come nell'immagine con un nastro o uno spago, che emozione ti suscita conservarle e prenderle tra le mani o se invece non hai neanche una vecchia lettera perchè quel che appartiene al passato è vecchio e quindi solo da  buttare!
 Ciao lettore o lettrice, se ci sei ....puoi rispondere alla mia "lettera".

domenica 12 agosto 2012

Il Tempo Sospeso

Passano i giorni, i mesi, le stagioni... tutto cambia, muta, si trasforma anche se in realtà si ha spesso la sensazione strana che tutto o molte situazioni rimangono sempre al punto di partenza, cristallizzate immobili in un tempo sospeso, dove non esiste un inizio e una fine dove si alternano i pensieri carichi di attese continue a volte esasperanti, quasi asfissianti, persistenti come un tam-tam.
Persino i sogni sembrano non riuscire a trovare terreno fertile per prendere il volo e librarsi nell'aria dove si può godere della bellezza e gaiezza che offrono la fantasia e la spensieratezza.
E' un tempo dove l'aria scarseggia di ossigeno e in certe circostanze diventa pesante come piombo non solo per le condizioni climatiche roventi e per il maestrale che purtroppo tarda a entrare!
Più di una volta ho riaperto il blog e poi con immensa pena per lui l'ho richiuso avvertendo anche un pugno allo stomaco e la sensazione e la consapevolezza di non avere nulla da raccontargli, ho cercato il motivo tipo: stanchezza lavorativa, stress familiari, mancanza di tempo... tutti buoni alleati e alibi per non cercare una via d'uscita alla staticità dei pensieri e delle emozioni da riportare in questo spazio virtuale, seppure a me tanto caro e importante.
Si ha bisogno di volare con la fantasia e l'immaginazione, ma nella quotidianità si tende a rimandare per via delle "priorità", ma che meraviglia trovare l'imput per costruire frasi che liberano la mente da tanti pesi, che delizia riuscire a pensare lieve lieve come i passi delicati di un bambino, senza porsi troppo "ma" e "se".
Scrivere e quindi "coltivare" il proprio blog può diventa una strada per cercare dentro se stessi chiavi di lettura del proprio a volte non sentirsi "in forma" o peggio ancora inquieti, può servire  per mettersi in discussione e perchè no? prendersi ironicamente in giro e sorridere di se stessi, è come guardarsi allo specchio e farsi le boccacce per sdrammatizzare i momenti "no" e riprendere il cammino con una marcia in più.
 Forse io stessa ho cercato e cerco, seppure in modo discontinuo, di creare in questo spazio virtuale una specie di luogo incantato, neutro, quasi fiabesco, apparentemente infantile ma privo di qualsiasi elemento che possa nuocere o inquinare le tante pagine che lo compongono! Forse qui un pò tutto è irreale, tranne le emozioni e gli stati d'animo che sono assolutamente puri e genuini, perchè sono convinta che quando si parla o  racconta  di sè stessi o si scrive non si può barare con le emozioni, è sempre assolutamente sleale.
Alimentare il proprio blog diventa un'isola felice seppure immaginaria dove ci si può incontrare (metaforicamente parlando), è come un tendere la mano verso...
Si può percepire la vicinanza delle persone quando si riesce a condividere gli stessi pensieri e ideali, si possono fantasticare paesaggi e immagini, colori; mi è capitato leggendo i post di alcune mie care amiche blogger che vivono esperienze di vita in paesi come l'India, di sentire persino i profumi degli ambienti e delle strade, il profumo dei gelsomini e dei fiori esotici!
Qualcuno/a di noi può anche sentirsi meno solo quando entra nei blog amici, si può percepire un pò di compagnia e solidarietà nei momenti un pò privi di colore e gioia.
 Potrebbe essere veramente un ponte molto bello da attraversare per arrivare a toccare il cuore di chi ha più necessità e non può essere raggiunto in altro modo! Ma qui la fantasia vola troppo in alto, penso alle persone meno fortunate di me e della maggior parte di noi e mi sento di dire con gli occhi lucidi che sono davvero molto ma molto fortunata!

domenica 10 luglio 2011

Congelamento delle emozioni

 Nel termine "congelamento" vi sono una vastità di implicazioni e situazioni. La mente immediatamente richiama uno stato di temperatura che ha lo scopo di fermare e fissare , pietrificare...uno stato di cose esattamente nel momento temporale che noi decidiamo e scegliamo. Più semplicemente si ricorre a questa metodica quando si vuole conservare e salvaguardare le proprietà di un alimento, pietanza o cibo. In realtà è una pratica moderna e sofisticata, ma anche anticamente si conservavano i cibi in cantine fresche e riparate dalla luce o all'interno di pozzi o insenature naturali, per salvaguadarne la bontà e la genuinità.
 Attualmente utilizziamo freezer e congelatori, in commercio vi si trovano un'ampia gamma di simili elettrodomestici, dove c'è solo l'imbarazzo della scelta.
Quindi congelare per conservare e preservare le proprietà di un cibo per tirar fuori e utilizzare al momento opportuno quella pietanza e gustarne i sapori e i profumi.
Ma il mio ragionamento nei confronti del CONGELAMENTO vuole andare un pò oltre...mi riferisco al congelamento delle emozioni, in particolare di due tipi di stati d'animo e di situazioni, più precisamente delle emozioni antagoniste: 1)la gioia/la felicità e 2)la tristezza/ il dolore.
Non so dire se è proprio esatto porre queste due emozioni come antagoniste, potete mettere voi stessi, all'interno di ognuna tutte le sfumature che secondo voi completano uno stato di GIOIA e uno stato di TRISTEZZA.
Personalmente e in modo probabilmente discutibile, sto prendendo coscienza che è bene talvolta prendere le "distanze" dalle emozioni per riconoscerle e scrutarle e non farsi schiacciare, come nell'immagine mi sono "guardata" , interrogata e mentre scrivo sto spostando fuori da me, come in una proiezione di me stessa, queste due emozioni che sono quelle che mi spaventano di più, seppure in modi  modi differenti ma che parallelamente si somigliano come sorelle gemelle ma che non sono  per loro natura omozigote.
In sostanza quando vivo con grande mio stupore e meraviglia(perchè mi sembra di non meritare mai niente...)una situazione che mi scatena dentro una gioia incontenibile ho una paura (non posso dire il termine appropriato velatamente volgare...)diciamo TERRIBILE, che tutto finisca o possa finire nello stesso istante che sto provando quella bellissima emozione.
 Vivo con la sensazione che possa svanire tutto da un momento all'altro e solo ora mi sono resa conto che tendo a "proteggere" e congelare tutto evitando persino di esternare troppo e di parlare/raccontare con chicchessia del mio stato-di-gioia, in attesa di "tempi migliori"...
E' esattamente  quello che faccio e sto attualmente perpetuando in questo periodo alquanto tribolato e travagliato ma purtroppo ecco che la sorella tristezza prende il sopravvento...perchè una persona a me cara forse più, anzi senza forse, come una sorella-amica, si lei ha preso suo malgrado una decisione terribilmente sofferta...quella di lasciare la sua e la nostra  città e regione...lascerà la nostra casa, non si potrà più occupare di mia madre e della sua assistenza quotidiana.
Ecco che mi chiedo ma si può davvero CONGELARE le emozioni, per non soffrire?
Oggi dico a me stessa : purtroppo NO, dobbiamo passare anche per queste vie, non si può programmare le emozioni e censurarle, non si può perchè non siamo macchine che schiacci un pulsante e programmi per quanto tempo e in che modalità congelare questo o quello in attesa di tempi migliori.
Mi sono ritrovata nuda davanti a entrambe le emozioni, la gioia come la tristezza entrambe mi lasciano priva di "indumenti" per il mio cuore che ancora non si rassegna a "crescere" nonostante l'età anagrafica...ancora una volta avrei voluto congelare le conseguenze dell'una e dell'altra ma soprattutto dell'ultima che per giorni mi ha buttata dentro pensieri catastrofici dove le lacrime hanno avuto il sopravvento e a nulla serviva spostare l'attenzione e la preoccupazione.
Per chi legge questo fiume di parole penso che non è sicuramente un post da pubblicare....non almeno per il mio modo di concepire un blog...o almeno non il mio....dove ho sempre pensato che fosse meglio trasferire una certa leggerezza di pensiero.
La realtà condiziona anche questo spazio virtuale, dove ultimamente mi sono adagiata senza rendermi conto, ho sperato che con R. avremo camminato l'una accanto all'altra ancora per tanto tempo, ho sognato alcuni progetti personali grazie e in virtù del suo aiuto, del prezioso e indimenticabile sostegno umano e psicologico che quest'angelo ci ha donato in questi bellissimi mesi, la sua allegria e la sua professionalità saranno impossibili da sostituire anche per mia madre, non ci sarà nessun'altra persona che cancellerà quello che lei ha saputo donare generosamente e spontaneamente, questi giorni ho purtroppo rasentato sentimenti di buio inaudito da quando ci ha comunicato la sua decisione sofferta di andare via dalla sua famiglia e dalla nostra, è stato un temporale improvviso, come quelli che solo d'estate arrivano inaspettati e violenti e ci lasciano increduli e senza parole.
Che dire?
Magari esistesse un congelatore dove poter depositare queste emozioni per allontanarle da me, lo farei molto volentieri... ma forse solo il tempo mi aiuterà...ancora una volta solo il tempo  potrà lenire e alleviare questa tristezza, solo il tempo potrà sostenermi e accompagnare le decisioni future!
A te R. auguro che il tempo faccia girare la sua ruota, per il verso giusto.... mio padre diceva  che la vita è una ruota....e tu meriti tanto dalla vita, basta soffrire!!!  Sono sicura che saprai ricominciare per te stessa una vita degna di essere vissuta, dove raccogliere fiori di gioia e felicità, la vita è in debito con te...e io le sono grata perchè ha fatto si che le nostre strade s'incrociassero, niente capita per caso...sono sicura che non ci perderemo mai, nonostante le distanze, nonostante il mare!
Ma vi prego cari lettori, niente commiserazioni e saggi consigli, lo so lo so, uno ci prova ma il risultato è spesso simile ad una cassa acustica che amplifica come un eco quello che senti dentro!
E se solo siete riusciti a leggere almeno qualche riga di questo lungo sfogo, beh vi dico grazie e vi abbraccio, a volte scrivere aiuta un pò....e ci si sente meno soli!

sabato 19 febbraio 2011

Esternare. Si, no...insomma!

Partendo da una parola che in questi giorni rimbalza nella mia testa tutta la settimana e cioè "ESTERNARE", stamattina mi sono svegliata alla solita/ora/sveglia degli altri giorni, quelli lavorativi...(mannaggia....)e mentre ero ancora dentro il letto con il lenzuolo e le coperte in subbuglio e con un lembo di lenzuolo intorno al collo(sintomo che  stanotte devo aver dormito in modo un pò agitato), come strascico dei pensieri probabilmente elaborati nel sonno, mi chiedevo quale poteva essere il sinonimo contrario della parola "esternare".
Dato che ancora non del tutto sveglia e con molti neuroni della materia grigia ancora addormentati, avanzo verso la cucina senza fare troppo rumore, decido almeno di gratificarmi con una ricca colazione e mentre gorgogliava e saliva il caffè, ho anche esagerato e messo dentro la macchina del pane gli ingredienti per fare il pane in casa, che magicamente impasta e lo cuoce, niente di meglio per iniziare la giornata in questo modo, lentamente e senza corse, in compagnia di antichi profumi che si espandono per la cucina e in tutta la casa.
Nel web leggo e trovo la prima parte della parola "esternare" e cioè Est, che dà come definizione: Oriente(e la fantasia comincia a volare!) e poi "estasi":  delirio, ebbrezza, rapimento, felicità, paradiso e ancora: entusiasmo, esaltazione, delizia, gusto, piacere, appagamento, beatitudine, gioia, pace, pienezza, serenità, soddisfazione, brodo di giuggiole, settimo cielo! 
Fino alla parola "estendere": accrescere, allargare, allungare, ampliare, aumentare, diffondere, espandere, propagare, arrivare, giungere, generalizzare, ingrandire, prolungare, spingere, sporgere, sviluppare, stendere, dilatare, distendere, applicare, provare,ecc. e ancora: distendersi, allargarsi, svilupparsi, diffondersi, propagarsi, divenire più ampio, farsi più ampio.
E poi di seguito "esteriore", "esteriorità": apparenza, aspetto, facciata, forma, immagine, scorza, sembianza, spoglia, superficie, vernice, vista, mantello. Vedi anche: aria, parvenza, esterno, maschera, somiglianza, abito, buccia, crosta, involucro, pelle, rivestimento, tegumento, veste, vestito, pellicola, presentazione, presenza, smalto , fino a..."esteriorizzare": e sinonimi: esternare, estrinsecare. Vedi anche: esprimere, manifestare Contrari: interiorizzare!!!
Tutta questa valanga di parole per arrivare al punto e cioè: scavare nella parola principale:
Esternare: Sinonimi: esprimere, esteriorizzare, estrinsecare, manifestare, professare, comunicare. Vedi anche: annunciare, dichiarare, dire, mostrare, palesare, proclamare, rivelare, svelare, affermare, sbandierare. Contrari: celare, nascondere.
Francamente io opto per il fronte e voto a favore del termine ESTERNARE, a costo anche di sbagliare e poi a testa bassa e con umiltà mista a sentimenti tipo Calimero, ammettere l'errore e mettermi in discussione se mi viene data la possibilità di farlo. 
Nella mia esperienza trovo sempre più spesso che si salva chi sa celare, nascondere, camuffare, perchè nasconde il famoso asso nella manica...cosa che per le persone impulsive, emotive , irruente, estroverse e un tantino troppo passionali, poco o per niente diplomatiche, non sempre sono in grado di coltivare. 
Incontro persone e anche bambini(nel mio lavoro spesso)che anche con tutta la buona volontà non si è in grado di capire e indovinare cosa tengono e trattengono dentro loro stessi, ma in questo caso è una strategia autoprotettiva, dove si finisce per sbattere come in un muro di gomma e dove bisogna usare sempre guanti di eccelsa robustezza  per non ferire la loro privacy e sensibilità!
Questo capita nei vari ambiti...sociali, familiari, sentimentali e via di seguito.
Allora: è meglio esternare o invece celare le proprie emozioni come il dolore/rabbia/senso di iquietudine o anche le emozioni più positive ed esaltanti come la gioia/felicità/entusiasmo?
Qualcuno più saggio direbbe, meglio la via di mezzo. E grazie...Altri direbbero in modo  sbrigativo: "dipende."..e allora aspetto di sapere i vostri pareri e dilatare il concetto e conoscere i vostri punti di vista o esperienza!

giovedì 6 maggio 2010

Riflettendo sui "Collezionisti di momenti felici"

I giorni scorsi ho chiesto alla cara amica blogger Trilly, di poter fare un copia-incolla del suo ultimo post, ne ho estrapolato la parte che più mi è rimasta incollata addosso, a dire il vero si tratta di quasi tutto il post...
Sono particolarmete grata al suo scrivere fluido e caldo, perchè incide nel cuore di chi legge segni duraturi e profondi, che difficilmente si estinguono o svaniscono!
Virtualmente l'ho nominata a suo tempo, madrina del mio blog, le nostre strade si sono incrociate in un momento molto critico per il mio blog, dove l'unica soluzione allora plausibile pensavo fosse quella di chiudere definitivamente il blog.
Nel suo scrivere dolce e a tratti malinconico come il mio, ci ho letto una ricerca leale e tenace di sè stessa, una lotta per migliorarsi e forse per ritrovarsi(molte sono solo sensazioni che respiro quando sfoglio il suo blog!), tra le sue pagine ho avuto modo di riflettere e capire che anch'io potevo in un certo senso "rinascere" senza buttare via il mio blog appena nascente!
Perciò considero questa dolce ragazza una persona speciale, le sarò grata a lungo!
A proposito la trovate qui http://unorigami.blog.excite.it/ , v'invito a fare la sua conoscenza perchè merita davvero, appena si entra nel suo blog si respira la magia ed è come aprire un libro di fiabe!!!
Ma ecco il suo post...."Ricordo una frase sentita in un'intervista fatta a Renzo Arbore molti anni fa non ricordo da chi, nella quale parlando di se e della sua vita raccontò della perdita improvvisa del padre e della frase pronunciata in quell'occasione dalla madre scossa dal dolore: “eravamo felici e non lo sapevamo” …ecco questo è il punto si è felici inconsapevolmente, dunque è necessario fermarsi e cogliere questo aspetto, capire fino in fondo che non ci si illude nella ricerca, ma è proprio tutto vero, ciascuno di noi ha attimi felici nella propria esistenza, ogni giorno e se mai dovesse iniziare una giornata storta l’obiettivo per noi deve essere quello di avere la forza ed il coraggio di ampliare la nostra collezione e fare la felicità anche solo per un attimo.

Cosa è la felicità dopo tutto? C’è chi sostiene che non esiste, chi la ritiene troppo breve per essere colta…io dico che la felicità è tutto quello che è capace, anche se non definito e tangibile, di dare spazio al nostro cuore per poi lasciarlo esultare, almeno questo è quello che sento io in quei momenti, sento distendere i muscoli del petto, sento divenire il mio respiro leggero e poi avverto il cuore libero, come se mettesse le ali e divenisse consapevole di poter volare, di saper volare...ecco questo è uno dei sintomi della felicità!

Lo dico a me per prima, prestiamo attenzione a ciò che sentiamo…io voglio farlo…io odio la tristezza che spesso mi viene a trovare, che mi stravolge e che non mi fa essere più me stessa, lo ha già fatto per tanto tempo, non voglio collezionare momenti di tristezza, che oltretutto hanno la capacità di durare più di un momento, non voglio correre questo rischio, dunque ho deciso di intraprendere questo cammino o meglio riprenderlo e incrementare la mia collezione, ma non senza di voi, non senza chi è sempre stato qui con me, non senza chi passa e legge, dobbiamo contagiarci, la felicità deve essere come una pandemia (Pandemia dal greco pan-demos, "tutto il popolo") è questa la soluzione e vi lascio con una frase di Fabrizio De André letta qualche giorno fa per puro caso che non conoscevo, ma che è divenuta per me una regola da seguire:

“Salgo a rubare il sole per non aver più notti, perché non cada in reti di tramonti. L'ho chiuso nei miei occhi, e chi avrà freddo lungo il mio sguardo si dovrà scaldare”

…ecco…:D

un sorriso a tutti voi…Manuela"
*

Ciao Manuela, a presto......Grazie ancora!!!! Perchè niente è più grande del fatto di capire e percepire che si è felici inconsapevolmente...

Per chi vorrà condividere questo mio riflettere...mi piacerebbe sapere che cosa ne pensate dei Collezionisti di momenti di felicità!!!!!!

(Miriam)

*

venerdì 2 aprile 2010

Metamorfosi

“Non pretendiamo che le cose cambino, se facciamo sempre la stessa cosa. La crisi è la migliore benedizione che può arrivare a persone e Paesi, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dalle difficoltà nello stesso modo che il giorno nasce dalla notte oscura. È dalla crisi che nascono l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato. Chi attribuisce alla crisi i propri insuccessi e disagi, inibisce il proprio talento e ha più rispetto dei problemi che delle soluzioni. La vera crisi è la crisi dell’incompetenza. La convenienza delle persone e dei Paesi è di trovare soluzioni e vie d’uscita. Senza crisi non ci sono sfide, e senza sfida la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non ci sono meriti. È dalla crisi che affiora il meglio di ciascuno, poiché senza crisi ogni vento è una carezza. Parlare della crisi significa promuoverla e non nominarla vuol dire esaltare il conformismo. Invece di fare ciò dobbiamo lavorare duro. Terminiamo definitivamente con l’ unica crisi che ci minaccia, cioè la tragedia di non voler lottare per superarla.”
(Albert Einstein, 1955)
*

mercoledì 31 marzo 2010

Coriandoli di luce e amore

Finalmente ascolto musica, quella che amo definire "tranquilla", finalmente mi rilasso un pochino, ritaglio coriandoli di luce e di tempo per me, che bello, un po' di tempo solo per me, in questo mio spazio "privato" e personale, privilegiato, dove mi distende pensare, ascoltarmi ma soprattutto scrivere nel mio blog perchè mi regala una strana sensazione simile alla compagnia di una cara persona amica.
Le lancette dell'orologio regalano alle mie giornate primaverili preziose primizie di benessere e frammenti di colori che si divertono e giocano con i raggi del sole, creano fantastici brillii e sfumature quasi dimenticate ma conservate gelosamente nello scrigno chiamato cuore che già scalpita impaziente perchè non ne vuole più sapere di rimanere segregato in un cantuccio, immensa come il mare è la voglia di uscire dal letargo e di saltellare come un animaletto selvatico, mi stiracchio pigramente ma con gran gusto, anche se il mio cane Dylan mi guarda perplesso, rido, ci guardiamo negli occhi e scodinzola perchè percepisce le mie emozioni, allungo le braccia verso l'alto e per un attimo mi sembra di toccare il cielo con le dita, sorrido socchiudo gli occhi respiro profondamente e abbraccio la mia nuca con le dita, l'accarezzo per sciogliere le ultime tensioni, peccato il cielo è ancora lontano e sopra la mia testa ci sono altri due piani e una terrazza!
Curioso come la primavera gioca a farmi scherzetti con la fantasia e io l'assecondo e mi diverto, mi lascio coinvolgere con stupefacente piacere, in fondo cosa c'è di più esaltante e portatore di pace del pensare che tutta la negatività interna ed estrerna a me posso trasformarla in positività? Che liberazione buttare fuori e lontano da me senza nessun rimpianto quelle inutili e dannose tossine!
Ancora una volta posso trasformare le famose scorie e buttarle in un gran pentolone immaginario dove unisco gusti e profumi diversi, dolcezza e perdono, amore e tenerezza, solidarietà, ascolto e accoglienza ma con il giusto approccio emotivo, un pizzico di entusiasmo e di stupore in più , prendo le distanze dai vari rancori, dalle invidie e dalle gelosie che fanno marcire l'anima e non permettono di far volare il cuore, perchè ora ho nella testa un coro blues che col suo ritornello rimbalza dentro me e fa saltellare anche il mio piede destro sul pavimento come un tamburello impazzito mentre digito sulla tastiera senza pensarci troppo , che posso farci stasera va così, ma ora rallento, ok, sì, rallento...
Scusate...sono solo coriandoli di luce e amore, ma se vi và potete allungare la mano e prendere una generosa manciata da portare con voi, nel vostro cuore!

mercoledì 17 marzo 2010

Piccole cose

"E condividete i piaceri sorridendo nella dolcezza dell’amicizia, poiché nella rugiada delle piccole cose il cuore ritrova il suo mattino e si ristora".
(Kahlil Gibran, da “Il Profeta”)
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sabato 13 marzo 2010

Stato d'animo

"Mi è ritornata un’immensa voglia di vivere
quando ho scoperto che il senso della mia vita
era quello che io avrei voluto darle".
(Paulo Coelho, “Monte Cinque”)
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sabato 6 marzo 2010

Tiiiic-tac, tiiiiic-tàaacccc...Tic-tac...

Mattinata strana, anomala, per certi versi inconsueta, apro questa giornata con un senso di lieve confusione e smarrimento, apro un post che sembra più un monologo senza respiro, dove volteggia una vaga apatia, lo stato d'animo che detesto di più e che non amo portare in questo spazio privilegiato, tuttavia è inutile tentare di far finta che non c'è perchè me la ritrovo vicina, fedelmente riemerge.
Segue un ordine silenzioso, si muove come un gioco stereotipato che ricorda i giochi dei bambini autistici, più volte osservato nel mio lavoro di tutti i giorni, dove talvolta finisco inconsciamente per assorbire le loro intime sensazioni e i loro linguaggi muti, dove il loro sguardo trapassa l'anima senza poter far nulla per cattuare quella luce nascosta che li alimenta e li governa con prepotenza.
Divago mentre vado cercando le mie risposte, prendo per mano il mio monologo e penso ancora ai loro sguardi sfuggenti, carichi di domande sconosciute persino a loro stessi, dove sono racchiusi sogni e progetti irrisolti che vagano in un mondo troppo lontano dal nostro, dove vive soprattutto quella che agli occhi dei profani è apatia e mancanza d'iniziativa, già apatia...quei bimbi vivono la loro vita come piccoli alieni.
Sto imparando anche se non si finisce mai,(si dice così, vero? ), ad ascoltare tutto quello che ruota dentro e intorno a me, bello o brutto che sia, piacevole o meno che si voglia...ho messo antenne e parabole dappertutto!
Più volte tentiamo di trovare un complice o semplicemente un alleato per le nostre emozioni che non sempre sono facilmente codificabili o quantificabili, come appunto l'apatia e forse anche la noia, parlo e m'interrogo (tanto per cambiare...), chiedo i perchè e i per-come esiste quella strana sensazione che contribuisce ad appesantire e rallentare i pensieri, che scandisce i ritmi del tempo rendendolo come un cuore affaticato dallo scorrere degli attimi, quasi fosse un orologio impazzito che sceglie un ticchettio più congeniale a sè stsso e non omologato a tutti gli altri, spesso privo di umanità e qui mi viene quasi da ridere...un orologio umanizzato...in fondo noi stessi siamo orologi umani!
Buon tiiiic-taaaac a tutti, a ognuno il suo ma soprattutto vi mando un sorriso grande grande, perchè la mia apatia già si sta dissolvendo, tic-tac, tic-tac, va già meglio...spero di non avervi contagiato...mmmh, vedo che le lancette dell'orologio appeso al muro avanzano e devo adeguarmi, malgrado il giro contorto di pensieri e parole....devo salutarvi!!!
Un abbraccio particolare all'amica Dark che sta decidendo (spero ancora di no!) di chiudere il suo bellissimo blog DARKSECRETINSIDE e un saluto (o un arrivederci?) al caro Marcus che ha chiuso i battenti del suo blog Relativismi lasciandomi "orfana" e senza parole! Spero comunque di non perdervi ma di trovarvi entrambi ancora, mi dispiacerebbe perdere ogni traccia di voi dopo aver condiviso insieme molti stati d'animo, ok?
Mi chiedo se il motivo del mio stato d'animo di oggi non sia anche perchè senza di voi mi sento un po' più sola...e la risposta è si!



giovedì 11 febbraio 2010

Il silenzio


“V'è un grande aiuto nel silenzio. Il suo tocco ci rinnova la vita... Nel silenzio sentiamo la voce della verità. I templi e i mercati umani echeggiano tutto il giorno e la notte del clamore delle menzogne, delle imposture e delle ciarlatanerie. Ma nel silenzio la falsità non può vivere; nel silenzio non si può far galleggiare la menzogna. La menzogna va sostenuta in aria a forza di fiato: lasciatela cadere nel silenzio ed affonderà...Il silenzio è la sola cosa vera della quale ci possiamo impadronire in questo mondo di sogni fugaci. Il tempo è un'ombra che svanirà con il crepuscolo dell'umanità; ma il silenzio è una parte dell'eternità. Tutto quanto è vero e durevole fu insegnato al cuore dell'uomo dal silenzio. Su tutte le nazioni si dovrebbero levare vasti templi dove la gente potesse adorare il silenzio ed ascoltarlo".
(J.K.Jerome (1859-1927) "Diario di un pellegrinaggio")

sabato 6 febbraio 2010

Siamo più clown o giocolieri?

Ho viaggiato molto nelle ultime ore, non non parlo nè vi racconterò di un viaggio fatto a bordo di un'automobile, non è neanche dentro un treno o una metropolitana o un autobus di città. Ho viaggiato per blog, vecchi e nuovi, alcuni fantasmi e altri neonati e ora mi sento molto stanca, proprio come avviene al termine di un vero, lungo e impegnativo viaggio, giungo alla fermata, quasi un capolinea, prendo fiato per pormi una domanda: Siamo più clown o giocolieri?
Temo che i giocolieri superano di gran lunga i clown e la cosa mi rattrista moltissimo! Tutti diventiamo attori-giocolieri di questo strano teatro fatto di parole, verbi, accenti, virgole e parentesi, ci sono poi i puntini-puntini e i miei dicono che sono sempre troppi, così pure gli esclamativi e gli interrogativi.
Grazie al cielo ci sono anche le emozioni vere e reali, stati d'animo e sensazioni.
Ne prendo atto, in fondo la vita virtuale si discosta ben poco dalla vita reale, sembra un grottesco copia-incolla dove anche qui si salvano solo alcune sfumature che fanno la differenza, per fortuna! Mentre l'esistenza delle persone prosegue seguendo il suo abituale cammino, senza rallentare davanti alle mie e altrui domande che in fondo sono come tanti effimeri palloncini colorati soggetti al mutar degli eventi.
Ci sono giocolieri ingenui e altri per niente, ogni movimento è studiato nei minimi particolari, ci sono quelli che decidono di giocare con la testa sulle nuvole e con i piedi saldi al suolo ma ci sono anche chi decide di rimanere sospeso non nel tempo ma su alte palaffitte, dove far scorrere tutto quello che passa, senza trattenere e raccogliere niente di niente, chi passa velocemente come una meteora e decide di giocare altrove davanti ad altri specchi più benevoli.
Tutto ciò in parte, mi rattrista enormemente, sento una voragine dentro che lacera lembi di me, c'è un gran senso di vuoto e solitudine , lo stesso dove invece altri trovano il loro pieno.
Pieno/vuoto è questo il dilemma e il senso che spinge gli esseri viventi a respirare, vivere, amare, odiare, lottare...E un bravo giocoliere lo sa.
Ciao Barbara nel tuo ultimo post ho trovato l'ispirazione... http://lospecchiodibarbara.blogspot.com/ questo è l'indirizzo del suo blog, merita davvero!

domenica 31 gennaio 2010

Il cambiamento. Fidarsi o non fidarsi?


Dopo aver pubblicato la favola: "Il paese delle pagine ferme", propongo agli amanti della lettura e ai più coraggiosi, un altro post kilometrico con un'altra favola (sempre dal libro "Il bambino nascosto" di alba Marcoli). Anche questa favola è stata proposta dalla docente del corso di Danza movimento Terapia (che proseguo con convinzione, curiosità ed entusiasmo!), come trampolino di lancio per lavorare sulle emozioni della rabbia e della fiducia; sono emerse una valanga di spunti e riflessioni e a questo punto sono curiosa di vedere e leggere i vostri pareri e commenti, sulla favola o su ciò che vi ha cattutrato di più o qualsiasi altra cosa....Mi aspetto anche di leggere da qualcuno di voi, che la favola non gli "dice niente " e se volete potete dirmi anche perchè.

Favola numero 12

Il gabbiano che giocava col vento

“Nel cuore portavo la spina di una passione;
riuscii a strapparmela un giorno:
ora non sento più il cuore".
(A. Machado, “El limonero l nguido).

Fra le storie che si raccontavano al tramonto alla Scuola del Mare ci fu una volta anche quella del gabbiano giocherellone. In effetti non era una storia di mare, ma di vento, di quelle scritte sulle onde quando si rincorrevano fra di loro.
C'era una volta un gabbiano che amava molto vedere le cose dall'alto.Tutta la sua giornata era fatta di saliscendi. Saliva verso le nuvole per godersi lo spettacolo e poi scendeva verso il mare in veloci picchiate e si posava sopra le onde per farsi cullare dolcemente. E poi di nuovo su, nel cielo, a salire e scendere di nuvola in nuvola.
Ma la cosa che il gabbiano amava più di tutto erano le giornate di vento, di quello che ogni tanto soffia sul mare e si diverte a formare i mulinelli nell'acqua e nell'aria. Appena il vento giusto arrivava, ecco che il gabbiano si levava in volo per cercare il punto più tempestoso e quando lo trovava si metteva ad ali spiegate e si lasciava andare fiducioso. Allora il vento, che lo conosceva bene, lo prendeva su di sé e iniziava a giocare. Prima lo sosteneva, poi lo lasciava cadere un po', poi lo riprendeva di nuovo e lo sollevava più in alto, poi gli faceva fare un giro di danza e lui era proprio molto felice. Il gabbiano aveva fiducia nel vento e il vento non tradiva la sua fiducia. E così questo rapporto fatto di fiducia andò avanti per molto tempo, con gran soddisfazione di entrambi.
Finché una volta capitò una giornata in cui il vento si era alzato con un gran mal di testa.
Quel giorno era preoccupato perché aveva tante cose da fare ed era proprio arrabbiato col mondo e, avendo poca voglia di pensare agli altri, anche un po'distratto. Ma il gabbiano non si accorse di niente, essendo anche lui preso dai suoi pensieri, e fu così che quando si lasciò andare fiducioso nei suoi mulinelli il vento fu meno pronto del solito a farlo risalire prima che cadesse e il povero gabbiano andò a sbattere contro una roccia e si ferì a un'ala, esattamente nel punto che gli faceva ancora male per una vecchia ferita. In realtà questa cosa gli era successa tante altre volte e non era poi così grave, ma non gli era mai successa con il vento e questo lo spaventò e lo offese moltissimo.
Il gabbiano si allontanò dal mare con la sua ala ferita e volò, volò, volò più lontano che poté, finché arrivò a una città che non conosceva il mare perché era completamente circondata dalla terra e lì si fermò. Vide degli altri uccelli grandi come lui e che gli somigliavano, ma non fece amicizia, si nascose in un angolo e rimase sempre da solo. Ormai il gabbiano non si fidava più degli altri e così visse per tanto tempo solitario e pieno di paure.
Intanto il vento giocherellone, che non si era accorto di come il gabbiano si fosse fatto male, continuava ad aspettarlo per giocare con lui. Ma i giorni passavano e lui non tornava mai, anzi, se n'era persa ogni traccia. Allora il vento, che aveva nostalgia del suo gabbiano, cominciò a cercarlo, prima su tutto il mare e poi anche sulla terra; e gli uomini che non conoscevano questa storia pensavano che doveva proprio essere cambiato il clima, se un vento di mare soffiava così forte anche dove prima non si faceva mai sentire.
Passò così tanto tempo e il vento continuava a cercare il suo gabbiano e lui a nascondersi ogni volta che lo sentiva arrivare da lontano, alla sua ricerca. Però tutti e due si sentivano molto soli e rimpiangevano i giochi di quando erano amici.
Andò a finire che poco a poco il vento si scoraggiò e pensò che non avrebbe più trovato il suo gabbiano. E allora si immalinconì tanto che cominciò a uscire sempre meno di casa e poi a non uscire più del tutto. E quando questo successe, tutto si fermò. Le nuvole stavano ferme nel cielo perché non c'era più nessuno che le spingesse, il mare era immobile, le vele si afflosciavano senza vita e i semi dei nuovi fiori erano ammucchiati tutti insieme perché nessuno li spandeva più nell'aria per preparare i fiori della primavera seguente.
E allora la terra e il mare si impensierirono e decisero di fare qualcosa, ma era difficile sapere che cosa esattamente. Finché un giorno la terra, che aveva buona memoria e un grande cuore, si ricordò della scena del gabbiano che giocava con il vento e pensò che forse il vento era triste per questo ricordo e ne parlò col mare.
«Potremmo provare a farli incontrare di nuovo perché si spieghino le cose e si ritrovino,» disse infine il mare «ma mi chiedo se sia questa la soluzione» aggiunse poi pensieroso.
«Me lo chiedo anch'io,» rispose la terra «perché se questo è successo vuol dire che c'è qualcosa dentro di loro che l'ha provocato e che continua a restare dentro.»
«È vero», rispose il mare «allora se questo qualcosa non cambia è inutile farli incontrare, perché l'episodio potrebbe ripetersi in qualsiasi altro momento della giornata e della vita. Chissà quante altre volte il vento si potrà alzare col mal di testa e il gabbiano si potrà graffiare l'ala proprio nel punto che gli fa più male!»
E così, pensa e ripensa, la terra e il mare decisero di chiamare a raccolta gli uccelli e li incaricarono di prendere nel becco un seme ciascuno, fra quelli tutti ammucchiati insieme, per trasportarli lontano come prima faceva il vento, affinché nascessero nuove piante e nuovi fiori.
Gli uccelli iniziarono un lungo lavoro che durò giorni e giorni e giorni e lo fecero con tutta la cura che ci poterono mettere. Ma per quanto si sforzassero, era proprio difficile trovare il posto giusto per ogni seme perché loro non conoscevano le strade del vento.
Fu così che la primavera successiva, quando le nuove piantine cominciarono a nascere, capitarono le cose più strane. Anzi, sembrava proprio una Babilonia. Per quanto gli uccelli si fossero sforzati, quasi nessun fiore era al posto giusto. Allora la terra andò a svegliare il vento, che sonnecchiava intristito nella sua casa, e lo invitò a fare un giretto per il mondo.
Lui si lasciò convincere, per una sola volta, ma quando fu fuori rimase sbalordito da ciò che era successo.
«Ma questi fiori sono tutti al posto sbagliato!» disse sorpreso alla terra. «Perché è successo questo?»
«Perché sei tu e non gli uccelli che conosci le strade per trasportarli,» rispose la terra «cosicché loro hanno fatto ciò che hanno potuto.»
Fu allora che il vento si rese conto di una cosa che prima non sapeva ed era che la vita aveva proprio bisogno anche di lui e delle sue strade. E fu pure così che il vento decise di tornare nel mondo perché i fiori non soffrissero più nascendo nel luogo sbagliato e perché sentiva che anche per lui quello era il suo posto. E quando tornò a fare il suo antico mestiere si accorse che era molto più bello viaggiare per la terra e per il mare piuttosto che restare intristito in casa in compagnia di un solo pensiero, sempre uguale e identico a se stesso, giorno dopo giorno.
Nel frattempo sulla terraferma, là vicino alla città, anche il gabbiano si era accorto dell'ordine rovesciato delle piante e dei fiori e anche lui era rimasto stupito della cosa.
Anzi, cominciava a capire che diventava difficile anche per gli animali vivere e trovare da nutrirsi, con tutte le piante al posto sbagliato. E anche lui scoprì che, anche se era triste, aveva ancora voglia di respirare e di nutrirsi e di vedere le piante giuste al posto giusto.
E poi c'era un'altra voglia che da un po'di tempo gli stava venendo ed era quella di tornare ad avere nella sua testa dei pensieri diversi che gli facessero compagnia e non sempre lo stesso pensiero, uguale e monotono, identico a se stesso. Un po'come era successo al vento.
E allora si ricordò che ai tempi dei vecchi giochi i pensieri della sua testa facevano risuonare delle cose dentro di lui che gli piacevano, mentre ora gli sembrava che non ci fossero più.
Eppure lui sapeva di averle ancora, sepolte chissà dove, mentre adesso era come se risuonasse sempre e solo la stessa corda, monotona e grigia.
Il povero gabbiano era come un musicista che aveva dentro una musica da suonare, ma non trovava più lo strumento che gli serviva.
Finché un giorno anche lui decise di partire per ritrovare il suo strumento. Sapeva che l'avrebbe trovato al paese del mare e del vento e questo lo intimidiva un po'.
Ma mentre volava ecco che arrivò il suo vento che gli diede un tuffo al cuore, ma lui non lo riconobbe, tanto il gabbiano era intristito e immalinconito.
E quando il vento vide questo gabbiano che avanzava timoroso perché aveva una vecchia ferita, lo prese gentilmente sulle sue ali e lo portò verso il mare per farlo respirare meglio che là, sulla terra lontana. E allora sul mare il vento si mise a giocare scherzoso e il gabbiano stette a guardarlo muto. Poi, piano piano, gli si avvicinò di nuovo e gli chiese di portarlo su una nuvola. E quando lui lo portò, il gabbiano si lasciò andare ai vecchi giochi e il vento, stupito e commosso, lo riconobbe.
E fu così che i due antichi amici si ritrovarono e ripresero a incontrarsi per giocare, loro col mondo e il mondo con loro.
E quando ciò avvenne, la terra e il mare si guardarono soddisfatti. Anche dalle vecchie ferite può nascere sempre qualcosa; in fin dei conti anche nella terra bisogna scavare un solco perché un seme possa crescere. E nessuno, proprio nessuno, può impedire all'erba di crescere a primavera, anche fra i sassi e i rovi, persino fra le tegole sui tetti delle case degli uomini.
E qui finisce la storia del gabbiano che giocava col vento, ma il vento e i gabbiani continuano ancora a giocare.


lunedì 25 gennaio 2010

Attesa

Attesa è un termine a me molto caro, implica un miliardo di situazioni, vivono e rivivono il passato-il presente-il futuro. In questo arco di tempo che dice tutto e niente, c'è la vita, spesso desiderata, calpestata, maltrattata, voluta, respinta, curata, buttata, odiata, amata, sofferta, appagata, frustrata, violata, accolta. Ogni tempo della vita ha la sua attesa e la sua storia, i suoi odori e profumi, rumori e suoni, sapori, colori...Ogni attesa aspetta da noi di essere varcata ed esplorata, ogni attesa è un cammino costante, duro, a volte tenace altre volte stanco e passivo, senza entusiasmi, altre volte è invece un magico volo di farfalle multicolori che si dipana tra le nuvole arruffandole, dove non si percepisce il peso delle nostre membra fino a divenire particelle libere nel cosmo, tanto che quella felicità spaventa e c'impaurisce come bambini in fuga dalla realtà, scuote l'anima e fa piangere, piangere di felicità....è un frutto raro ma che arriva con l'attesa, quasi sempre in modo del tutto inaspettato, gratuito e sovrano!
Tutto questo giro e groviglio di parole per dire che oggi più che mai, ascolto la mia attesa perchè so che non è un Tempo sterile ma fecondo, è carico di nuovi giorni che arriverranno e cresceranno tra le mie mani, sarò grata a questo tempo perchè posso ri-nascere ancora una volta, liberare e far volare le farfalle assopite nella mia anima, mentre passeggio con fiducia su un immenso prato verde, morbido e soffice come il velluto il mio sguardo si perde lungo l'orizzonte dove il mare già mi parla e m'infonde calore e sicurezza, in quel mare ci sono anche le mie parole più intime e nascoste, in quel mare amo cullare i miei pensieri e custodirli, finchè avrò forza e coraggio per proseguire il mio cammino.

mercoledì 20 gennaio 2010

A proposito di farfalle, ma perchè scrivo?

Scrivo, ma perchè scrivo se non ci sono farfalle nel cielo? Mister G mi ha chiesto i giorni scorsi se avevo smesso di scrivere...Mi chiedo ma che senso ha tutto questo riempire fogli bianchi travestiti di rosa, che si aggiungono uno dopo l'altro ai precedenti, in questo spazio irreale chiamato blog? Non c'è rosa all'orizzonte, vedo nero e sfumature di grigio, nubi di pesante piombo, duro come e più del granito, questo non è un post è solo uno sfogo per allontanare i miei "fantasmi", siete ancora in tempo per non continuare a leggere, salvatevi! Ma il pensiero buio continua a persistere, domina mi disturba e m'infastidisce, danzano in modo lugubre i fantasmi che confondono le idee e i sentimenti positivi, sono davanti agli occhi, con cinismo mi rubano i sorrisi, mi tolgono le forze e si spartiscono le mie energie, per ora non c'è niente che distoglie tutto ciò dalla mia mente, impietrita guardo la mia paura che mi chiude e crea il vuoto, dove i suoni sono solo echi lontani che rimbombano senza ritmo, come un tamburo scordato risuona le sue pesanti note che si perdono e si liberano nell'aria come le particelle di un gas velenoso e tossico. Mi chiedo se è giusto parlare così in un blog, se è giusto scrivere per non chiudere... e per non chiudermi, ma continuare ad ascoltarsi e scavare ancora più a fondo, col rischio però di appesantire chi legge!

Poi trovo una mail di Rosi Jò http://rosijofarecon.blogspot.com/e mentre la divoro capisco che la vita è anche questo tutto questo mio noioso magone nero travestito di rosa, dove io sono il pagliaccio di me stessa e rido per non ascoltare il silenzio che mi sovrasta. Insieme alle sue parole cariche d'affetto, gentilezza, sincerità...mi tiene compagnia la sua spilla-farfallina che ha creato con le sue sapienti manine, è arrivata con posta prioritaria lunedì mattina, regalandomi una ventata di allegria e spensieratezza!

Poi leggo un commento nel blog di Eva Prunella Grandiflora: SCARABOCCHI SENZA TEMPO Né SPAZIO e piano piano riprendo a sentire dentro me che la vita scorre ancora, nonostante i neri e i grigi, infine chiudo questa difficile giornata rileggendo ancora una volta le sue parole:

"Mia dolcissima Miriam, Ti regalo un bouchet fatto di sogni caleidoscopici e un arcobaleno tessuto con fili di pensiero.
Oggi sono così stanca che essere poetica mi costa uno sforzo titanico. Ma per te srotolo la mia migliore pergamena e questa volta sarà tutta farina del mio sacco:

il sole si fonde con la nebbia e il suo bagliore viene rinchiuso in mura di metallo sciolto, ritorto pensiero che si snoda e ti raggiunge in un balzo di mille scintille multicolori che incoronano il tuo bel viso.
Oggi non ci sarà tramonto, perché la luce del tuo cuore splendente illuminerà la mia notte.

Ti auguro una giornata soffice e calda come la bambagia".

Un abbraccio a chi passa ancora da queste parti, nonostante i miei neri e i miei grigi....

martedì 29 dicembre 2009

La vita è un sogno

*
" La vita è un sogno" diceva Calderon de la Barca e Shakespeare fa dire a Prospero nella Tempesta:
"Noi siamo della stessa sostanza
di cui sono fatti i sogni e la nostra breve vita
è circondata dal sonno".

(La tempesta,iv,19)

Gli anni trascinano ancora tante domande irrisolte; timidamente comincio a intravedere qualche barlume di luce, qualche frammento di risposta, forse si tratta di piccoli e preziosi frutti; appartengono ad un dono di consapevolezza e di dialogo interiore maturato attraverso prove importanti della vita, ci sono esperienze di gioia inaspettate ed edificanti, ma anche di dolore quasi sempre imprevedibili e difficili da gestire, come avviene per la stragrande maggioranza degli esseri umani. Concludo con le parole tratte dal libro "L' immortalità", di Milan Kundera :

"Quel che nella vita è insostenibile non è "essere" ma "essere il proprio io."
......e ancora....
"Vivere: nel vivere non c' è alcuna felicità.
Vivere: portare il proprio io dolente per il mondo.
Ma essere, essere è felicità.
Essere: trasformarsi in una fontana, in una vasca di pietra, nella quale l' universo cade come una tiepida pioggia."

*
....esattamente un anno fa, giorno più giorno meno...con queste parole concludevo il mio primo timidissimo, goffo e impacciato post, quello che ufficialmente apriva le porte di questo blog, sospeso nel tempo, un po' come lo è ancora oggi!
Decidere di aprire un blog non aveva per me un senso, dire quel SI a me stessa e ancor di più a chi m'invogliava con entusiasmo e grande fiducia per intraprendere quest'avventura (Mister G ne sa qualcosa), appariva come una cosa impossibile da realizzarsi! La mia risposta è stata per molto tempo una valanga di testardi e cocciuti NO, anche perchè ogni si è per me una lotta, richiede un guardare dentro me stessa per pescare miliardi di frammenti di cuore e anima, che richiedono il collante giusto per saldare ogni pezzo e, finalmente offrire il mio SI, ma che faticaccia...
Quel collante altro non è che la capacità e la volontà di credere ancora una volta che "La vita è un sogno" e oggi sono felice di aver sfiorato questa consapevolezza, penso che non può esistere il sogno di soli NO; fino ad un anno fa era impensabile lasciarmi andare e farmi prendere dolcemente la mano dalla fantasia per volare in questo mondo sconosciuto, abituata da sempre alla fredda razionalità, ad agire in modo responsabile e maturo in un mondo reale, severo e talvolta ingiusto, dove sognare e fantasticare era ed è spesso, tempo perso.
Da bambina scrivevo chiusa nella mia camera, in paginette di quaderno a righe o a quadretti, ci buttavo dentro le mie emozioni di rabbia-gioia-tristezza-malinconia che poi strappavo per non rivelare a nessuno o lasciare alcuna traccia di quel vissuto, giustamente privato! Ho sempre odiato i diari, mai avuto uno in vita mia, li ho sempre ritenuti una trappola e un'arma che poteva finire in mani improprie.
Aprirmi cautamente senza sapere chi trovavo al di là della tastiera, senza ascoltare le insicurezze e le paure di ricevere silenzi e vuoti o giudizi devastanti, è stata una buona scuola interiore, un confronto e una condivisione con molti di voi, faccio tesoro dei grandi assenti e dei loro immensi silenzi perchè mi hanno rivelato tante cose e fatto capire tante altre...mi scuso se spesso ho parlato di me e solo di me...come ora, perchè lentamente assecondo il tempo e lascio cadere e crollare, certi miei vecchi preconcetti nei miei confronti.
Da quando mi sono resa conto che quella percezione di me stessa stava diventando una corazza rigida, ingombrante e insana, imbastita e cucita soprattutto dai vari condizionamenti esterni a me, ho smesso di "difendermi" dicendo di non aver nulla e niente da dire più di quanto non c'è già in circolazione attraverso i vari siti , blog o nella realtà stessa.., semplicemente sono più felice e un po' più libera, perchè ora so che non ho mai smesso di ... sognare la vita!

sabato 10 ottobre 2009

Mono-colore, bianco-nero o a colori?

Come sono le nostre emozioni? Naturalmente si tende a rispondere frettolosamente "dipende", sono infatti un miliardo le varianti e i fattori che scatenano alcune piuttosto di altre, imposssibile catalogarle, comprimerle e riodinarle dentro un contenitore seppure vasto e ampio per definirle e dare a ognuna la propria voce, nel tentativo di far capire a chi ci ascolta, di cosa stiamo parlando.
Penso che sono tutte abbastanza anarchiche, caotiche, indomabili fin dal primo istante della loro nascita, talvolta è difficile intuire il percorso che silenziosamente e in sordina decidono d'intraprendere, lentamente tracciano la loro strada e proseguono tra le pieghe del nostro inconscio, tutte o quasi sono figlie del nostro passato e della nostra vita primordiale, le emozioni si annidano dentro di noi come piccoli germogli e crescono fino alla loro manifestazione totale!
Alcune le conosciamo bene perchè ricorrono spesso nella nostra quotidianità, poi ci sono quelle che non conosciamo fino a che non arriva anche per loro il Tempo per rivelarsi.
Quante volte abbiamo pensato e detto totalmente sicuri di noi stessi di sapere chi siamo e come siamo, alludendo anche al ruolo delle emozioni nella nostra vita e affermando(con presunzione e pressapochismo) di conoscerle bene, poi ci si è resi conto che non è assolutamente così e che invece non si finisce mai di sorprenderci del contrario!
Ci sono emozioni che lasciano un ricordo piacevole e che per incanto rendono i nostri giorni straordinariamente ricchi e unici perchè danno consistenza, valore, senso, gusto, colore, e spessore alla nostra esistenza ma ci sono le altre emozioni che ci trovano impreparati, indifesi, disarmati, impotenti perchè sconosciute fino ad un attimo prima, ci spaventano perchè nuove, ribelli, contarie alle nostre consuetudini di carattere e al nostro percepirci dentro canoni prestabiliti e preconfezionati da noi stessi e dall'ambiente, finemente custodite nel nostro Io.
Ci sono poi situazioni dove tutto scorre e scivola sulla nostra vita senza neanche sfiorarci, è come se tra il nostro interno fisico e psichico mettiamo un velo che diventa un muro impenetrabile, all'esterno ci sono le emozioni, ci sono proprio tutte, le nuove e le vecchie che si agitano e tentano di trovare uno spiarglio per scuotere quella barriera, tentano e ritentano, sbattono contro i nostri preconcetti e durezza di cuore, sono tutte lì e non si rassegnano, sono come tante nuvole di farfalle multicolori, ma noi decidiamo che non siamo in grado di percepirne il fruscio e la magia che come in un sogno bellissimo chiedono solo di parlarci per rivelarci i segreti nascosti e preziosi, ma neanche le orecchie vogliono sentire e gli occhi diventano finestre dalle maniglie arruginite e sigillate, da dove non entra un filo di luce e di calore.
Questo fine settimana sarà bello ascoltare il canto di queste farfalle...sarò impegnata nel corso di Danza Movimento Terapia, sono sicura che qualcosa di nuovo verrà percepito...vero cara Pallina, nuova amica-sorellina? Tanto lo so che sei curiosa e leggerai questo post!!!
A tutti gli altri amici che mi seguono, mi piacerebbe sapere cosa ne pensate a proposito di Emozioni, come sono le vostre...sono monocolore, bianco-nero o a colori?
Buon fine settimana e buon relax a tutti!


mercoledì 15 luglio 2009

Vado al minimo!


Una famosa canzone di Vasco Rossi ripeteva "Vado al massimo..." e io OGGI canto dentro di me un ritornello "Vado al minimo...." , sono convinta che è l'atteggiamento più consono per un vivere più concreto e che può avvicinarmi per sfiorare, toccare, annusare, sentire, vedere e percepire la Felicità.
Magari, direte voi....
Qualche settimana fa mi sono imbattuta in questa FILOSOFIA DI VITA e in modo del tutto strano, inaspettato e anomalo, travolgente e avvolgente.
E' una tarda mattinata di Luglio, caldo torrido e soffocante dove l'abitacolo della mia Pluriel è un forno a microonde, l'aria condizionata non basta a smorzare l'afa e il senso di smarrimento per quella tempartura africana, la strada che devo percorrere è troppo breve e il climatizzatore non fa in tempo a rinfrescare quell'impietoso forno, tento di aprire i finestrini e la capottina ma peggio che mai... non c'è un filo di vento ma solo un sole tropicale, degno dei migliori scenari e ambienti desertici!
Finalmente arrivo alle Poste, cerco un ipotetico parcheggio...all'ombra? Neanche per idea...quello è solo un miraggio, sono o non sono in un deserto? Sbuffo impaziente, guardo l'orologio e tra me e me scappa una parola poco diplomatica, ho solo tre quarti d'ora e tra un po' devo rientrare velocemente in Ambulatorio... bella invenzione l'orario estivo.... lasciamo perdere....
Quel giorno di sicuro non avevo tempo per perdermi in concetti filosofici, per giunta era anche ora di pranzo-con-panino-al-volo, tuttavia....la scadenza della bolletta, quella per la connessione Internet era giunta ormai al suo ultimo giorno per il pagamento e non potevo rimandare l'appuntamento, così mi armo di coraggio dopo aver mollato la mia C3 al sole, entro negli uffici (meno male qui si inizia a respirare, funziona l'aria condizionata stile cella-frigorifera-da-macelleria), prendo il numeretto e butto uno sguardo intorno e l'altro all'orologio, lo sapevo...mi sale in gola un sospiro e un po' d'ansia per il poco tempo a disposizione... ce la farò?
Si sopravvivo, ci sono prima di me una decina di persone, qualcuno nel frattempo avrà abbandonato il coraggio di proseguire la fila e forse andrà via prima di giungere allo sportello!
Sulla destra c'è uno scaffale con numerosi libri, sbircio distrattamente le copertine e i vari titoli senza perdere di vista il display luminoso con i numeri della fila che lampeggia e avanza al passo della lumaca (sigh!), non posso permettermi di rientrare al lavoro in ritardo, di tanto in tanto controllo e ripasso il mio numeretto stampato nel bigliettino, a volte mi distraggo e poi è un caos sostenere/discutere per giustificare la mia distrazione, perchè purtroppo c'è sempre qualcuno pronto ad alimentare un litigio per una "colpa" così sciocca!
Nel frattempo la mia attenzione e la mia curiosità viene catturata da un libro con una copertina bianca, semplicissima, la tentazione è di avvicinarmi ma anche il mio numeretto avanza, finalmente decido di vincere la resistenza, mi dirigo verso lo scaffale, prendo tra le mani il libro in questione e sento già che potrebbe esserci tra noi un'empatia (non sempre mi capita con tutti i libri...ma di questo ne parlerò un'altra volta!), la grafica attira il mio sguardo e si sofferma sulla prima parola del titolo, "VIVERE" ha i colori dell'arcobaleno e l'ultima "LENTEZZA"ha i colori e le sfumature del mare, tra le due parole solo un piccolo intermezzo "con" di un verde scuro come il muschio di montagna, apro e sfoglio le pagine e mannaggia è il mio turno, il mio numeretto lampeggia con insistenza e con poca pazienza, a malin-cuore-adagio di nuovo il libro nello scaffale, saldo il mio debito con la bolletta e mentre tra me e me penso che il tempo per quell'intermezzo sta per finire mi ri-avvicino allo scaffale-libreria, riprendo tra le mani il libro abbandonato poco prima e riprendo a sfogliarlo, una, due, tre quattro pagine...vediamo un po' eh già, il titolo dice e ammonisce..."Vivere con lentezza"(di Bruno contigiani) e una frase si fissa e si radica nella mia mente come una calamita...."La felicità può essere appresa come un'arte"!
Potevo a quel punto lasciare quel bene prezioso tra i ripiani di quello scaffale? Potevo pensare di non aver bisogno di frasi-e-parole illuminanti come quelle contenute in quel delizioso libro? Certamente no, ho acquistato quel libro e l'impiegata mi ha regalato un sorriso, ho ringraziato e salutando ho aggiunto ironicamente "Chissà se troverò il Tempo per leggerlo...", in una mattinata caotica senza tempo e in preda alla fretta!
Ebbene lo sto leggendo questo " libro tesoro", con-molta-lentezza e con tanto tanto piacere!!!
Auguro a tutti di trovare il proprio ritmo per un vivere-con-lentezza, è una vera e propria Filosofia di Vita, si possono avere tante bellisime intuizioni, percezioni e soddisfazioni; tornerò per darvi un parere personale in merito, intanto scusate se vado al minimo...sono sempre alla ricerca di nuovi colori per le mie emozioni e forse ce la farò!

domenica 5 luglio 2009

La rabbia


Prendo in prestito questa bellissima immagine dal blog amico "Clear nuance", dove più volte ho trasferito i miei stati d'animo e il mio personale atteggiamento nei confronti delle immagini che, di volta in volta, Ghost propone sapientemente.
Oggi prendo la decisione di scrivere da queste mie pagine rosa per sviscerare il mio percepire-sentire-provare-contenere-esternare il sentimento della rabbia, perchè ho sempre pensato che è giusto ascoltare anche questo sentimento senza trincerarsi dietro falsi atteggiamenti ma trovare il coraggio di ascoltarla per prenderne le distanze e darle la giusta collocazione per poter provare e gustare la gioia e la tenerezza dell'alternanza con gli altri stati d'animo positivi che popolano i vari attimi della vita, soprattutto quando si viene investiti e travolti in un certo senso, da parte di vicende esterne a te stesso.
Non so se mi seguirete, scrivo e vado di getto come è nel mio modo di essere nella realtà talvolta caotico, senza un apparente schema, senza pensare troppo con la testa bensì lasciandomi guidare dal cuore e dalle sensazioni, sì prendo le distanze dalla mia rabbia e di chi talvolta mi ha investito e travolta, nel lavoro e nei vari rapporti interpersonali e nei vari ambiti sociali capita un po' a tutti, vero?
Scrivo senza nessun rancore, totalmente libera da questo sentimento perchè non potrei diversamente scrivere le parole che leggerete, la mia è una modestissima analisi personale, è solo una pagina di diario mai scritto prima, c'è solo la voglia da parte mia di andare oltre e ritrovarmi , scrivo come per guardarmi allo specchio della mia anima e delle mie emozioni! Leggete tra le righe, ci sono io ma c'è anche fantasia per esorcizzare, la rabbia è forse il sentimento che più mi fa paura, non servono giudizi nei miei confronti, andate anche voi oltre, così come sto tentando io, penso che sarò lunga, forse pesante...come la rabbia, disgustosa e sgradevole, per niente romantica e sentimentalista!
Nell'immagine c'è un corpo di donna, ma la rabbia è donna o uomo? Maschio o femmina? Più uomo o più donna?
Nella rabbia trovo che coesistono entrambi in una lotta furiosa di alternanze e vortici , questa donna è nuda davanti alla rabbia, vittima o artefice? Chi sta peggio?: la vittima o l'artefice o forse non sono entrambe/i, tuttavia complici di questo sentimento distruttivo? M'interrogo. Scavo e guardo. Penso. Mi perdo nei pensieri ma sono dentro al mio stato d'animo.
Quasi sempre ci ritroviamo spogli e senza scudi per difenderci dalla rabbia, dove la canzone d'amore per la vita diviene solo un eco lontano e sordo, si percepisce solo un rumore stridulo che fa male e si perde nella notte del l' "Io" martoriato, la sua (la mia, la vostra, la nostra) pelle , guardo l'immagine, è chiusa e vestita di sole maglie di gelido, rugginoso e vecchio ferro, la gabbia del dolore stringe le membra che hanno assunto il colore grigio-blu simile a statue bellissime ma inanimate, il sangue è pietrificato nelle vene, la rabbia ha fermato e paralizzato tutto, i muscoli sono solo superfici marmoree, i tendini urlano come corde di violino nelle viscere e chiedono libertà.
Quella donna tenta di difendersi e cerca uno scudo con le mani, tenta di coprire e nascondere la sua nudità fatta di fragilità/incapacità di difendersi e contrastare la rabbia che avanza inesorabile che come una valanga schiaccia e comprime tutto, le braccia si chiudono in cerca di un abbraccio di salvezza che pero' abortisce sul ventre, si odono le urla mute di disperazione per l'incapacità di liberarsi da quel tormento.
Tenta di volare ma il suo volo è quello di una farfalla ferita che si perde in un'esplosione di miliardi di frammenti umani in un cielo cupo e nebuloso dove gli orizzonti e i confini sono sconosciuti e si confondono con la sua anima stanca di lottare e reagire, mentre il mare del suo "io" sta a guardare impassibile e io come la donna dell'immagine, continuo a vagare nella ricerca di uno spiraglio per riposare nel silenzio del dolore stratificato, lentamente avanza e si fa spazio un varco che si apre tra le maglie dell'anima-galera, un flusso di luce cerca e fruga nel suo grido di rabbia ma si spegne e muore dentro, ancora giace nel fondo incapace di risalire, non riesce e non trova la sua voce, una bocca squarcia le viscere , infine si apre dallo stomaco e si libera un urlo straziante e primordiale, muto, traparente e invisibile come come preziosi cristalli con nessuna consistenza se non quella del vuoto circostante .
La rabbia , la mia è qui davanti a me, la guardo dritta negli occhi, repressa e ancora muta, tuttavia mi tiene compagnia, mi accompagna, gli occhi sono solo un antico ricordo divenuto cieco per la stanchezza e la sofferenza, non vogliono vedere la realtà che ha generato la rabbia perchè farebbe ancora più male, la bocca è serrata e chiusa, solo le orecchie forse sono ancora in grado di percepire qualcosa, ma ancora il conflitto scuote le viscere e un vento che proviene da altre galassie agita e scombussola.
Tento di riportarmi e avvicinarmi al mio grido, cerco la mia voce, ancora una volta la mia utopia si fa strada verso un vivere dove tutto dovrebbe essere un tendere ad una danza di armonia per rinascere ancora un volta, perchè non amo la rabbia che mi costringe a non respirare piegata in me stessa.
Ma quando tutto sembra irrecuperabile qualcosa succede, mi sveglio in un mattino nuovo che mi fa vedere che lentamente il temporale comincia a placarsi dentro me, piano piano perpepisco un flebile flusso d'amore che mi chiama, perchè è questo il senso del vivere e combattere, lentamente il mio cuore riprende i suoi battiti, il sangue pulsa debolmente dentro le vene, si voglio uscire da questa gabbia-galera di questo sentimento che mi rende indifesa e prigioniera, voglio spezzare queste catene-maglie d'acciaio, nonostante l'apparenza svela di me il contrario, chissà in nome di quale preconcetto destino, una lacrima chiede con prepotenza di scavalcare la barriera dell'anima ferita, spinge con forza contro le pareti per scendere e bagnare le guance ed il cuore ferito, ma c'è dentro me ancora qualche distesa di deserto, perchè le ferite solo il tempo può guarirle e purificarle .
Oggi è un nuovo giorno e non farò niente, ascolterò solo la musica che questo nuovo giorno vorrà trasmettermi, mentre si fa strada la voglia di riprendere ad amare di più anche me stessa , ogni giorno in modo più forte e consapevole, per trovare il mio giardino e sostare in distese di un bel verde accecante, sognare una realtà più vera e dolce, più giusta, fatta di cose semplici apparentemente infantili dove ricerco la pace, solo questo ricerco per me e per tutti, ma soprattutto per chi sa riconoscerne l'importanza, mentre brandelli di pelle riprendono le sembianze umane perchè sto soffrendo inutilmente...perchè non sono prigioniera di mondo fatto di soli sogni!
Un abbraccio a chiunque soffre ingiustamente e un incoraggiamento per trovare la voce e far parlare la verità, affrontando con forza e coraggio le conseguenze per mettersi e metterci in discussione, a costo di romperci in mille pezzi e ritrovare di sè i cocci migliori per un vivere vero!
Miriam


domenica 8 febbraio 2009

I sogni son desideri

Venerdì pomeriggio frenetico, telefonate che s’incrociano, mail che fanno doppi salti mortali per recapitare informazioni…sì, si, forse si può fare…sconti sì e sconti no…che agitazione….c’è poco tempo, bisogna sbrigarsi se vogliamo andare alla rappresentazione delle 17, no molto meglio quella delle 21, speriamo che il tempo, (quello meteorologico) ci accompagni, diversamente rischiamo di assistere al Circo acquatico; la pioggia ultimamente non dà tregua, alla faccia della siccità! Finalmente ci siamo, decidiamo per lo spettacolo delle 21.Come previsto la comitiva è presto organizzata…siamo io, mio fratello con la sua mogliettina più i loro due adorabili pargoli: il maschietto A. ha sei anni e la bimba S. ha tre anni, lascio immaginare il loro fermento!

Trovare il parcheggio è stata un’impresa ma ciò era previsto. In città non si è fatto altro che raccontare e parlare di questo circo, bello, bellissimo, meraviglioso…ogni spettacolo è colmo di bambini, adulti e persone di una certa età, insomma una festa dentro la festa! Finalmente ci troviamo mescolati alla folla, tutti in coda per entrare, s’intravede l’ingresso e non si sente più l’aria pungente della notte, siamo avvolti nel brusio allegro e carico di aspettative di grandi e piccini che stringono la manina dei loro genitori o parenti. Anch’io faccio attenzione a non perdere quella di A. che comincia a sudare per l’emozione mentre io stessa avverto la sensazione magica dell’attesa, persa nel tempo, mi sento piccola come lui…sono straordinariamente felice!

I posti sono in poltroncina, all’entrata mostriamo con orgoglio i nostri biglietti e già tentano di farci uno scherzo…Un signore gigantesco, vestito di rosso ci dice di andare nella direzione delle tribune più su e subito dopo, con la coda dell'occhio vedo quella montagna umana traballare come un budino, scosso dal risuonare della sua bella e contagiosa risata, presto aggiunge: “No, scherzavo, andate di qua!”

Ci attendono le poltroncine, ok, di plastica, ma almeno sono allegre e comode, color arancio tendenti al rosso come i nasi dei pagliacci, siamo in terza fila vicinissimi al “palcoscenico”, che meraviglia, qualche minuto di ritardo e già ci chiediamo “ma quando inizia?” C’è tempo per guardarsi intorno, il soffitto è un gran tendone azzurro con tante stelline che mi ricorda gli scenari felliniani, i bambini mangiano pop-corn, panini, patatine e zucchero filato,; tra il pubblico ci sono anche fidanzatini timidi che si scambiano sguardi dolci, c’è anche un fotografo del circo che baratta con i genitori il prezzo delle foto che scatta ai loro bambini, complici uno strano personaggio travestito da Topolino con le orecchie di stoffa e un pagliaccio con una parrucca rossa e riccia, alta e folta come un cespuglio, mentre io tento disperatamente di far funzionare la mia digitale…

Rullio di tamburi, la luce sfuma, finalmente inizia lo spettacolo…Evviva!

Difficile ora raccontare i numeri, le scene, i balletti, le scenografie, le musiche, gli effetti speciali, la magnificenza e la bravura dei domatori di animali, gli animali stessi! L’emozione e le sensazioni sono infinite, ma la magia più grande si compie al termine, quando stanno per chiudersi i sipari ed entrano gli artisti che hanno animato il circo per salutare e ringraziare il pubblico. Un nodo di commozione mi stringe la gola… continuo a ripetermi "sono stati magici…", sembravano in centomila e invece! L’istinto mi farebbe saltare e correre da loro, vorrei abbracciarli tutti e ringraziarli per quel regalo chiamato “Circo”, i miei occhi incrociano quelli del pagliaccio velandosi di magica malinconia, vado via portando con me le note della canzoncina che loro stessi hanno cantato... “I sogni son desideri!”